lunedì 20 dicembre 2010

Old and Wise

As far as my eyes can see
There are Shadows approaching me
And to those I left behind
I wanted you to Know
You've always shared my deepest thoughts
You follow where I go

And oh when I'm old and wise
Bitter words mean little to me
Autumn Winds will blow right through me
And someday in the mist of time
When they asked me if I knew you
I'd smile and say you were a friend of mine
And the sadness would be Lifted from my eyes
Oh when I'm old and wise

As far as my Eyes can see
There are shadows surrounding me
And to those I leave behind
I want you all to know
You've always Shared my darkest hours
I'll miss you when I go

And oh, when I'm old and wise
Heavy words that tossed and blew me
Like Autumn winds that will blow right through me
And someday in the mist of time
When they ask you if you knew me
Remember that You were a frined of mine
As the final curtain falls before my eyes
Oh when I'm Old and wise

As far as my eyes can see

domenica 25 aprile 2010

Franz Kafka a Felice Bauer


27 maggio 1913

Siamo dunque alla fine, Felice, con codesto silenzio mi congedi e tronchi la mia speranza nell’unica felicità che mi sia possibile su questa terra. Ma perché codesto terribile silenzio, perché nessuna parola schietta, perché ti tormenti da settimane per me, visibilmente, in modo così evidente? Questa non è piü compassione da parte tua, perché se fossi per te l’uomo piü estraneo, avresti pur dovuto vedere quanto soffro di questa incertezza, al punto che talvolta perdo il lume della ragione, e non può essere compassione quella che termina con tale silenzio. La natura procede per la sua strada, non c’è rimedio, quanto più ti conoscevo, tanto più ti amavo, quanto più conoscevi me, tanto più ti sono diventato insopportabile. Lo avessi almeno intuito, avessi parlato apertamente, non avessi aspettato tanto fino a trovarti nell’impossibilità di farlo, fino a non poter trovare più modo di scrivermi una sola parola da un viaggio di cinque giorni, di rispondermi con un solo rigo a lettere con le quali ti chiedevo una decisione, a consolarmi in qualche maniera nella mia sventura di non aver saputo nulla di te in tanto tempo. Ancora ieri, quando ti ho chiamata al telefono e riuscivo a capire pochissimo perché dalla felicità di sentire la tua voce troppo mi ronzavano le orecchie, mi hai detto che avevi scritto domenica sera e al più tardi oggi martedl avrei ricevuto la lettera a casa mia. No, non c’è nulla, tu non hai scritto domenica e nemmeno lunedì dopo la telefonata, non puoi scrivere, ma non puoi neanche dire che non puoi scrivere. Ora se penso che l’unica cosa tua; autonoma, personale che avevi da dirmi ieri è stata la domanda: "Come stai?", il mio cervello si sfascia. Così non posso più vivere. Probabilmente non devo più esortarti a farlo, ma ciò nonostante ti prego espressamente, non scrivermi più, non una parola, fa come ti detta il cuore. Anch’io non scriverò, non sentirai più rimproveri, non sarai più disturbata, ti prego soltanto di ricordare che, per quanto lungo sia il tempo del tuo silenzio, io ti appartengo alla più sommessa ma vera chiamata, oggi come sempre.
Franz


(Quando Franz Kafka (1883-1924) e Felice Bauer si incontrano in casa di Max Brod, lui ha 29 anni e lei 25. E un amore lungo e tormentato - dura dal 1912 al 1917 - con fidanzamenti, rotture, riunioni e l’addio definitivo. Nel 1915, Felice, su suggerimento di Kafka, offre La sua collaborazione volontaria alla Casa del Popolo ebraica per i figli degli ebrei orientali che vivevano a Berlino in condizioni estremamente precarie.)

venerdì 5 marzo 2010

Ronin

Il dolore e l’angoscia altrui riescono a cambiare la prospettiva.

Faccio parte di una generazione che più che tale ricorda quasi un’onirica fabbrica di disgrazie per terzi.

Contingenze evitabili e interferenze, seppur motivate da altrui turbamenti, ma inevitabili, infieriscono sulla propria rete di affetti.

Uno dovrebbe sempre scegliere tra se e chi sa non potersi difendere a vario titolo dall’onda lunga del vissuto personale.

E’ una reciprocità che non si basa sullo scambio, e nemmeno su ciò che è giusto, e che dovrebbe far pendere sempre la bilancia da quel lato in cui ritrovi persone che ti hanno dato, sempre e comunque, tanto senza chiedere nulla o quasi nulla.

Preferire se stessi, sarebbe vantaggioso, ma non ritengo che perdere la propria umanità lo sia.

Rinunciare ad un pezzo di vita, ad aspettative, desideri, e al calore che scalda il cuore, non vale quanto farne pagare il prezzo a chi ha speso una vita intera anche se involontariamente ad insegnarti quale sia la strada giusta.

lunedì 1 marzo 2010

La strada


Vorrei,
un giorno,
uno scampanellio
giù per la strada.

Vorrei,
un giorno,
meritarmi
parole nuove.

Vorrei essere nei giorni.
Vorrei essere nel tempo.

Occhi e cuore.
Mani e mente.

giovedì 28 gennaio 2010

Si

Odio davvero sentirmi così.

venerdì 11 dicembre 2009

Kirie

In tutta la mia vita non sono mai stato disumano.

domenica 6 dicembre 2009

Erleben


Stasera mi è capitato di pensare all'unica persona che in tutta la mia vita mi abbia dato delle risposte sensate, risposte alla vita. Era un mio professore. Giuliano Marini. Un accademico, che credo mai più mi capiterà di ritrovare. Un uomo dall'applicazione quasi monastica nei suoi studi, ma che dava il piacere della risposta e compredeva parole e stati d'animo. Ho ritrovato tra i miei appunti ciò che mi disse il 15 luglio 2003 mentre per caso lo riaccompagnavo a casa: "Ciò che tormenta gli uomini non è il mondo, ma lo specchio. Altro è la consapevolezza, altro è mettere a sistema il mondo. Un giorno capirà."

Grazie. Oggi ho capito.

sabato 5 dicembre 2009

Wittgenstein

1. Il mondo è tutto ciò che accade.
2. Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose.
3. L'immagine logica dei fatti è il pensiero.
4. Il pensiero è la proposizione munita di senso.
5. La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari.
6. La forma generale della funzione di verità. Questa è la forma generale della proposizione.
7. Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

domenica 22 novembre 2009

Pensiero


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Tutto sembra immobile


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Il Dio degli ultimi


"La stoltezza ha questo di proprio : ricomincia sempre da capo la vita".


Epicuro