Mi sono messo a ridere. Me e le mie stupide certezze. In mondo è grossa pozza d'acqua stagnante.
Bisogna metterci sempre le mani dentro.
- I CONVERGENTI sono abili nell'applicazione pratica delle idee, tendono ad affrontare i problemi in base ad un ragionamento ipotetico-deduttivo. Preferiscono l'azione immediata all'introspezione prolungata e tendono a mettere in pratica le idee il più rapidamente possibile. Per loro la migliore teoria del mondo non vale nulla se non ha applicazioni immediate. Riescono a pensare meglio quando possono fare esperienze di prima mano e privilegiano interessi rivolti alle materie scientifiche e tecniche. Questo stile si rivela particolarmente proficuo nel problem solving, nella presa di decisioni e nell’applicazione pratica delle idee. E’ stato definito “convergente” perché una persona caratterizzata da questo stile sembra trovarsi maggiormente a suo agio in quelle situazioni in cui vi è una singola risposta corretta o una sola soluzione ad un problema.
- I DIVERGENTI hanno delle strategie opposte a quelle che caratterizzano lo stile convergente. Essi preferiscono l’esperienza concreta e l’osservazione riflessiva, sono interessati alla gente e tendono ad essere immaginativi ed emotivi. Riescono a vedere i problemi da vari punti di vista e organizzano i contenuti in strutture significative. Ricercano continuamente significati nel mondo intorno a sé chiedendo in continuazione "Perché...?". Instaurano facilmente rapporti affettivi, sono socievoli e pronti a collaborare. Hanno vasti interessi culturali con prevalenza nel settore artistico. Questo stile è definito divergente perché gli individui riescono meglio in quelle situazioni che necessitano di brainstorming per la generazione di idee alternative.
- Gli ASSIMILATORI sono abili nell'elaborazione di modelli teorici attraverso ragionamenti induttivi. Assimilano le conoscenze in strutture coerenti ed esplicative, sono obiettivi, razionali, logici e si preoccupano più dei fatti che delle persone. Spesso sono assertivi ed emotivamente controllati, ricercano il riconoscimento dagli altri, specialmente dalle figure che hanno un'autorità, per le quali nutrono molto rispetto. Sono più teorici che pratici ed attivano una metodologia coerente e precisa, che può tradursi nella ricerca scientifica. Amano creare modelli teorici logici ed usare il ragionamento induttivo per assimilare osservazioni discrete in una spiegazione integrata. Per loro è importante che la teoria sia logica e precisa e in quelle situazioni in cui la teoria non corrisponde ai fatti, gli “assimilatori” sono portati a rivedere i fatti, piuttosto che rigettare la teoria. Questo stile di apprendimento è caratteristico delle scienze di base, piuttosto che delle scienze applicate.
- Agli ACCOMODATORI, infine, che hanno delle caratteristiche opposte agli “assimilatori”, piace l’esperienza concreta. Sono abili nell'attività di sperimentazione attiva, però non in quella rigorosamente scientifica, e sanno far sintesi tra situazioni concrete e principi teorici. Sono pensatori pratici, flessibili, intuitivi ai quali piace apprendere per prove ed errori più che per analisi. Affascinati dallo sperimentare ed inventare, riescono meglio quando possono produrre liberamente, reagendo alle sfide intellettuali più con la velocità che con il pensiero. Essi sono attivi: portano a termine piani e compiti, ma impostano la loro attività più sulle informazioni provenienti da altre persone che sull'analisi personale dei dati; prevalgono nei settori della tecnica e del commercio. Questo stile di apprendimento è definito “accomodatore” perché gli individui caratterizzati da questa modalità riescono facilmente ad adattarsi ai cambiamenti repentini di circostanze. Quando le teorie o i piani non si adattano ai fatti, gli individui “accomodatori” sono disposti a scartarle. Sono più disponibili, rispetto agli altri tre stili, ad assumersi dei rischi. I loro ambiti educativi preferiti sono quelli tecnici o pratici, orientati all’azione.
Saying I love you
Is not the words I want to hear from you
Its not that I want you
Not to say, but if you only knew
How easy it would be to show me how you feel
More than words is all you have to do to make it real
Then you wouldnt have to say that you love me
Cos Id already know
What would you do if my heart was torn in two
More than words to show you feel
That your love for me is real
What would you say if I took those words away
Then you couldnt make things new
Just by saying I love you
More than words
Now Ive tried to talk to you and make you understand
All you have to do is close your eyes
And just reach out your hands and touch me
Hold me close dont ever let me go
More than words is all I ever needed you to show
Then you wouldnt have to say that you love me
Cos Id already know
What would you do if my heart was torn in two
More than words to show you feel
That your love for me is real
What would you say if I took those words away
Then you couldnt make things new
Just by saying I love you
More than words
Uuuuhhh!!! Guardatemi sto morendo. La bufera mi ulula il de profundis nel portone e io ululo con lei. È fatta, sono fregato! Un delinquente col berretto sporco, il cuoco della mensa impiegati al Consiglio Centrale dell'Economia Nazionale, mi ha rovesciato addosso dell'acqua bollente e m'ha bruciato il fianco sinistro. Che mascalzone! E si che è anche un proletario!
In Europe and America, there's a growing feeling of hysteria
Conditioned to respond to all the threats
In the rhetorical speeches of the Soviets
Mr. Krushchev said we will bury you
I don't subscribe to this point of view
It would be such an ignorant thing to do
If the Russians love their children too
How can I save my little boy from Oppenheimer's deadly toy
There is no monopoly in common sense
On either side of the political fence
We share the same biology
Regardless of ideology
Believe me when I say to you
I hope the Russians love their children too
There is no historical precedent
To put the words in the mouth of the President
There's no such thing as a winnable war
It's a lie that we don't believe anymore
Mr. Reagan says we will protect you
I don't subscribe to this point of view
Believe me when I say to you
I hope the Russians love their children too
We share the same biology
Regardless of ideology
What might save us, me, and you
Is if the Russians love their children too

La fine del mondo come la conosciamo
“Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”. Giornalisti e commentatori in tutto il mondo discutono di come raccontare, spiegare e far percepire ai lettori e agli spettatori l’attuale crisi mondiale. La recessione, la catastrofe finanziaria, la minaccia di una nuova depressione. “Le persone non si rendono davvero conto che cosa le aspetta, quanto è grave la situazione”, dicono soprattutto i cronisti italiani: quelli americani si aiutano sempre col famoso ’29, anche se un bell’articolo del Boston Globe ha spiegato che la “depressione 2009” sarà una cosa molto diversa, con tutti chiusi in casa sfaccendati a guardare la televisione e mangiare carne in scatola e cibi pronti.
Il fatto è che la sensibilità delle persone rispetto a potenziali catastrofi, in Italia, è stata devastata in questi anni da due tipi di esperienze. Il primo, banalmente, è quello - mai gridare al lupo - costituito dalla quantità quotidiana di allarmi, apocalissi, sciagure, pericoli, annunciati dai nostri media da anni. Vedrete che tra qualche giorno il paese sarà “nella morsa del gelo”, e per quasi tutti noi questo non cambierà una virgola delle nostre giornate, cappotti a parte. Eccetera. Siamo già sopravvissuti a ogni sciagura immaginabile e immaginata.
L’altro problema, ammesso che un problema sia, è che anche i grandi allarmi reali, anche le grandi crisi che rischiavano davvero di travolgerci, alla fine ci hanno risparmiato. Pensate a questi anni. Il Millennium Bug è stata una gigantesca e cieca sopravvalutazione. La tragedia dell’ex Iugoslavia “poteva capitare anche a noi”: e forse era vero, ma non è capitata. Il disastro argentino si sarebbe replicato qui, l’Italia era esattamente nelle stesse condizioni, pareva: ma non è successo. Persino il più devastante evento della storia recente del mondo, quello con il significato politico e storico più travolgente, quello per cui “niente sarà più come prima” – l’11 settembre 2001 – a noialtri nel nostro paesetto non ci ha cambiato la vita neanche un po’. A qualcuno magari sì, ma non necessariamente in peggio.
Siamo diventati così ricchi che nessuna crisi ci travolgerà davvero, dicono alcuni: al massimo diventeremo un po’ meno ricchi. Spiegalo ai poveri. Però è vero che se non riusciamo a figurarci che il nostro mondo crolli, siamo un po’ giustificati. Ci sforziamo, ce lo diciamo, fingiamo consapevolezza, annunciamo sventure. “Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”: l’ha detto venerdì Mike Bongiorno, quello che era diventato celebre a forza di “Allegria!”. Ma oggi è una giornata di sole.p.s. scrive giustamente Massimo: “Per non parlare di mucca pazza e SARS e influenza aviaria. Si prevedevano milioni di morti anche da noi”
tratto da http://www.wittgenstein.it di oggi 25 novembre 2008
Mi piace il blog di Wittgenstein, ha i tempi giusti, i toni giusti, la scelta lessicale giusta, e volevo rimarcare il concetto.
Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.
Come potrei tenermi dentro l'anima,
senza che tocchi la tua? Come
guidarla verso mete diverse?
Potessi io in qualche oscuro,
Sperduto luogo tenermela celata,
in un luogo silenzioso e straniero
che non torni ad agitarsi, se nell'intimo tuo ti agiti.
Ma tutto ciò che ci tocca, a me e a te,
insieme ci prende, simile a un arco
che da due corde un solo suono cede.
Su quale strumento le nostre corde si tendono?
E quale violinista nella sua mano ci tiene?
O dolce canto.










quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;
Se… riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;
Se… riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,
o, essendo calunniato, a non rispondere con calunnie
o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio
pur non mostrandoti ne troppo buono ne parlando troppo da saggio;
Se…riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se…riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se…riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta
a trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se… riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai dette,
distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
o vedere le cose per le quali tu hai dato la vita, distrutte
e umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
Se…riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,
e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare daccapo
senza dire mai una parola su quello che hai perduto;
Se… riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,
ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,
tranne la tua volontà che ripete …resisti;
Se…riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,
o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;
Se…tanto amici che nemici non possono ferirti;
Se…tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;
Se…riesci a colmare l’inesorabile minuto,
con un momento fatto di sessanta secondi;
Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta,
sarai un uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling






