sabato 27 dicembre 2008

La pozzanghera

Sarà per il livello parossistico di noia, sarà per le dosi industriali di negroamaro che ingurgito, sarà la frutta secca, sarò che sono, più semplicemente, fatto così, ma ogni tanto parto col fare strane considerazioni sull'esistenza e bla bla bla. Ho infilato un dito in una pozzanghera. Una semplice, comune, banale, pozzanghera. Ero lì, in macchina, dopo aver consumato il rito dell'acquisto delle sigarette. Spengo il motore, scendo assai infastidito perchè già so che è il punto massimo della giornata, e "splash", uno stupido ristagno d'acqua. Sono rimasto quei 30 secondi a fissare la mia immagine riflessa, deformata dall' increspatura dell'acqua. Forse quei cerchi concentrici mi hanno ipnotizzato, chi lo sa, il punto è che ho sentito il forte desiderio di infilare un dito sotto quello specchio semitrasparente umido e freddo, di alterare lo stato delle cose. Da bambino lo facevo, saltavo nelle pozzanghere, ci infilavo dentro le mani: erano i miei piccoli laghi, nuovi temporanei luoghi, la scoperta del mondo.
Mi sono messo a ridere. Me e le mie stupide certezze. In mondo è grossa pozza d'acqua stagnante.
Bisogna metterci sempre le mani dentro.

sabato 20 dicembre 2008

Vedi cara

Il risveglio paranoide e la memoria

Ho preso troppi caffè. Quando mi risveglio con quel senso permanente di angoscia devo evitare il caffè. C'è stato un periodo della mia vita in cui la paranoia mi assaliva per settimane intere. Quell' ancestrale stato mentale di essere preda, di un' ostilità diffusa, dell'assoluta mancanza di vie di fuga.
Ora cerco di fregare la paranoia attribuendo un significato alle cose, perché è questo la paranoia, più che uno stato di paura e di angoscia, un disturbo del significato, il torpore della mente. Quando hai paura di evocare il dolore parlandone, non ne parli. Male, molto male. Ogni slancio vitale è una tacca in più, una vittoria di modesta entità contro un colossale nemico immortale. Omissioni, negligenza, mancanza di empatia, rischio di sembrare un' essere scialbo, vuoto, mediocre. Ripesco dalla memoria, come sequenze di un film, tutte quelle volte che mi sono infervorato per una discussione politica, per un principio, per una giusta causa, per una dichiarazione di identità. Mi resta l'impotenza verso molte cose del mondo, ma lo so, il mondo lo si rosicchia giorno per giorno, come i tarli. Una raison d'être. Se non ce l'hai la trovi. Se non la trovi, te la inventi. Se non riesci ad inventartela, la rubi a qualcun'altro. Essere "un ghigno o una dolorosa vergogna". No, credo si chiami dovere morale, verso chi mi ha generato, verso chi mi ama, verso chi mi ha dato fiducia, verso chi semplicemente esiste, e perché no, anche verso chi non tollero. Quella morsa fredda alla bocca dello stomaco è soltanto un segnale, come un cartello stradale, wrong way, gira le chiappe insomma. Il silenzio, il mutismo, non aiutano nei rapporti sociali, menomano l'esistenza tanto quanto le frasi giustapposte, gli urli di guerra, e le varie indecenze che possono uscire dalla bocca degli esseri umani.

Lo so

Amo la donna che amo perché la amo.
Come lo so? Perchè lo so.
E' questo che odio: voi cazzoni là fuori vi fate un sacco di domande cazzone e ci convincete che in fondo non sono poi così cazzone da non darvi una risposta non cazzona.
Andate a fare in culo.
Non vi devo alcuna risposta.
Quello che so, io, lo so.

Ora che puoi, ora che devi

Mi è capitato spesso nell'arco della mia vita di rinunciare, non a questa o quella cosa specifica ma, semplicemente di rinunciare, eppure non avrei remore, no regrets, ma quel mio atteggiamento renitente che perdura mi fa onta. Ora che potrei, ora che dovrei. Cosa devo fare, dov'è finita la risposta, quello che ho, con fatica, appreso . La "Logica" è inutile, giusto può servire all'archivista. La materia umana. Ho ceduto a Settembre il meglio di me. Settembre dorme. Svegliarlo e sottrargli la sapienza. In realtà le idee non cambiano proprietà. Che stupido. Né il tempo, né le angosce sono prone al volere, anzi né l'uno né le altre nemmeno sono reali rispetto alle generazioni: valgono solo per il momento, e il momento passa.
Beati coloro che sentenziano, che sanno tutto: avranno il senso di quello che dicono, oppure avranno meno farfalle nella testa. Io taccio e mi perplime l'idea che mentre creo scenari possibili, soluzioni probabili, "fantasiosi eventi" nella mia mente, altri corrodono le altrui speranze.
La contingenza generale ormai puoi andare farsi fottere: è la contingenza specifica che non mi fa dormire la notte.
Esistono dei vermi, a 11 chilometri, giù giù in fondo al mare, che vivono millenni a quanto pare.
La prossima volta rinasco verme.
Sempre meglio che sentirsi verme.


lunedì 15 dicembre 2008

Interferenze mondane

Dottor J : "Perchè è qui Mr. Vain?"
Mr. Vain: "Ovvio, perchè sono diventato una "metopa d'uomo""
Dottor J : "Metopa, parla di un bassorilievo? Ah, no, aspetti conosco quest' espressione desueta..."
Mr. Vain: "Si, un'espressione obsolescente: mi epitomava così la mi professoressa di latino."
Dottor J: " A che proprosito? "
Mr. Vain: "Ho tutti i connotati per essere un' essere umano, ma ne sono soltanto una rappresentazione, come gli idioti."
Dottor J: " Idiotes , coloro che vivono ai margini della società, non per scelta ma per natura."
Mr. Vain: "Già, la natura delle cose ...."
Dottor J: "Qual'è il punto Mr. Vain."
Mr. Vain: "E' chiaro, Dottor J. : sono qui per far cessare le sue funzioni vitali."
Dottor J: "Ah, suona alquanto inquietante."
Mr. Vain: "No, non è inquietante, almeno per me."
Dottor J: " Se posso eccepire, per me lo è."
Mr. Vain: "Ma lo è solo per lei, Dottor J, non per il resto del mondo, e presto lei non sarà, quindi..."
Dottor J: "Posso chiedere il perché? Di grazia."
Mr. Vain: " Appunto, troppi "perché", Sic Stantibus Rebus, capisce Dottor J?
Dottor J: "Il mondo è degli idioti."
Mr. Vain: " Esatto, dottore, non me ne voglia: sono soltanto una metopa d'uomo..."
Dottor J: " Beh, allora, Acta Est Fabula..."
Mr. Vain: "Acta Est... Buona Notte Dottor J."
Dottor J: "Buona Notte, Mr. Vain."

mercoledì 10 dicembre 2008

Poveraccio

Non si dovrebbe mai avere pietà di un proprio simile, perché il miserrimo fra i miserrimi è sempre un uomo. La dignità è nell' Essenza. Indifferenza? L'indifferenza è il minore dei mali. L'inerzia, l'inerzia intellettuale, quella si, è una tragedia. Sentire il mondo non è appannaggio di pochi, descrivere quel sentire, semmai, lo è. A questo mondo, per come è fatto, ed è sempre stato e così sarà, c'è sempre qualcuno che latamente ti salva il culo, come quell' ignoto benefattore che ha inventato la penicillina, gli antibiotici, il preservativo, la corrente alternata. Hanno tutti dei nomi, come un nome ce l'ha il miserrimo. Solo che, non lo conoscete, quel nome. Nome, persona che vive, o che è vissuta, e pensa o pensava come voi, ama e amava come voi, sente e sentiva il freddo e il caldo come voi.
Fermatevi quei dieci secondi davanti a un qualsiasi manufatto e pensate a quale uomo o donna vi sia dietro quell'oggetto. Comunque sia, uno come voi. Uguale, se non fosse che per l'aspetto, ma uguale.

Stile, ovvero i "4 stili di apprendimento esperenziale"

- I CONVERGENTI sono abili nell'applicazione pratica delle idee, tendono ad affrontare i problemi in base ad un ragionamento ipotetico-deduttivo. Preferiscono l'azione immediata all'introspezione prolungata e tendono a mettere in pratica le idee il più rapidamente possibile. Per loro la migliore teoria del mondo non vale nulla se non ha applicazioni immediate. Riescono a pensare meglio quando possono fare esperienze di prima mano e privilegiano interessi rivolti alle materie scientifiche e tecniche. Questo stile si rivela particolarmente proficuo nel problem solving, nella presa di decisioni e nell’applicazione pratica delle idee. E’ stato definito “convergente” perché una persona caratterizzata da questo stile sembra trovarsi maggiormente a suo agio in quelle situazioni in cui vi è una singola risposta corretta o una sola soluzione ad un problema.
- I DIVERGENTI hanno delle strategie opposte a quelle che caratterizzano lo stile convergente. Essi preferiscono l’esperienza concreta e l’osservazione riflessiva, sono interessati alla gente e tendono ad essere immaginativi ed emotivi. Riescono a vedere i problemi da vari punti di vista e organizzano i contenuti in strutture significative. Ricercano continuamente significati nel mondo intorno a sé chiedendo in continuazione "Perché...?". Instaurano facilmente rapporti affettivi, sono socievoli e pronti a collaborare. Hanno vasti interessi culturali con prevalenza nel settore artistico. Questo stile è definito divergente perché gli individui riescono meglio in quelle situazioni che necessitano di brainstorming per la generazione di idee alternative.
- Gli ASSIMILATORI sono abili nell'elaborazione di modelli teorici attraverso ragionamenti induttivi. Assimilano le conoscenze in strutture coerenti ed esplicative, sono obiettivi, razionali, logici e si preoccupano più dei fatti che delle persone. Spesso sono assertivi ed emotivamente controllati, ricercano il riconoscimento dagli altri, specialmente dalle figure che hanno un'autorità, per le quali nutrono molto rispetto. Sono più teorici che pratici ed attivano una metodologia coerente e precisa, che può tradursi nella ricerca scientifica. Amano creare modelli teorici logici ed usare il ragionamento induttivo per assimilare osservazioni discrete in una spiegazione integrata. Per loro è importante che la teoria sia logica e precisa e in quelle situazioni in cui la teoria non corrisponde ai fatti, gli “assimilatori” sono portati a rivedere i fatti, piuttosto che rigettare la teoria. Questo stile di apprendimento è caratteristico delle scienze di base, piuttosto che delle scienze applicate.
- Agli ACCOMODATORI, infine, che hanno delle caratteristiche opposte agli “assimilatori”, piace l’esperienza concreta. Sono abili nell'attività di sperimentazione attiva, però non in quella rigorosamente scientifica, e sanno far sintesi tra situazioni concrete e principi teorici. Sono pensatori pratici, flessibili, intuitivi ai quali piace apprendere per prove ed errori più che per analisi. Affascinati dallo sperimentare ed inventare, riescono meglio quando possono produrre liberamente, reagendo alle sfide intellettuali più con la velocità che con il pensiero. Essi sono attivi: portano a termine piani e compiti, ma impostano la loro attività più sulle informazioni provenienti da altre persone che sull'analisi personale dei dati; prevalgono nei settori della tecnica e del commercio. Questo stile di apprendimento è definito “accomodatore” perché gli individui caratterizzati da questa modalità riescono facilmente ad adattarsi ai cambiamenti repentini di circostanze. Quando le teorie o i piani non si adattano ai fatti, gli individui “accomodatori” sono disposti a scartarle. Sono più disponibili, rispetto agli altri tre stili, ad assumersi dei rischi. I loro ambiti educativi preferiti sono quelli tecnici o pratici, orientati all’azione.



Uhm, 3 su 4 riguardano sicuramente gli ingegneri.

More Than Words




Saying I love you
Is not the words I want to hear from you
Its not that I want you
Not to say, but if you only knew
How easy it would be to show me how you feel
More than words is all you have to do to make it real
Then you wouldnt have to say that you love me
Cos Id already know

What would you do if my heart was torn in two
More than words to show you feel
That your love for me is real
What would you say if I took those words away
Then you couldnt make things new
Just by saying I love you

More than words

Now Ive tried to talk to you and make you understand
All you have to do is close your eyes
And just reach out your hands and touch me
Hold me close dont ever let me go
More than words is all I ever needed you to show
Then you wouldnt have to say that you love me
Cos Id already know

What would you do if my heart was torn in two
More than words to show you feel
That your love for me is real
What would you say if I took those words away
Then you couldnt make things new
Just by saying I love you

More than words

Cuore di cane - Sobac'e serdce

Uuuuhhh!!! Guardatemi sto morendo. La bufera mi ulula il de profundis nel portone e io ululo con lei. È fatta, sono fregato! Un delinquente col berretto sporco, il cuoco della mensa impiegati al Consiglio Centrale dell'Economia Nazionale, mi ha rovesciato addosso dell'acqua bollente e m'ha bruciato il fianco sinistro. Che mascalzone! E si che è anche un proletario!


Mihail Afanas'evic Bulgakov, 1928, Cuore di cane, incipit

Russians



In Europe and America, there's a growing feeling of hysteria
Conditioned to respond to all the threats
In the rhetorical speeches of the Soviets
Mr. Krushchev said we will bury you
I don't subscribe to this point of view
It would be such an ignorant thing to do
If the Russians love their children too

How can I save my little boy from Oppenheimer's deadly toy
There is no monopoly in common sense
On either side of the political fence
We share the same biology
Regardless of ideology
Believe me when I say to you
I hope the Russians love their children too

There is no historical precedent
To put the words in the mouth of the President
There's no such thing as a winnable war
It's a lie that we don't believe anymore
Mr. Reagan says we will protect you
I don't subscribe to this point of view
Believe me when I say to you
I hope the Russians love their children too

We share the same biology
Regardless of ideology
What might save us, me, and you
Is if the Russians love their children too

giovedì 27 novembre 2008

Di passaggio

La guerra del fuoco


Individuo e società, competizione e cooperazione, assicurarsi la sopravvivenza e assicurare la sopravvivenza. Dicotomie dell'evoluzione sociale. Il dominio e la padronanza del fuoco. Bravo l'homo habilis. Nel XX° secolo progressi mirabili della conoscenza, e nel XXI°? Un' inquietante tendenza all' omologazione, da noi, ad Occidente. Nella speranza che il mare in tempesta si quieti, e che l'Inquilino del Ultimo Piano si ricordi di noi. Un sorriso e un "buongiorno" ti risollevano la giornata. Gli occhi gentili della tua compagna ti danno la forza. Il calore di una presenza ti riconcilia con la tua specie.
Ma, se vivi in un paese governato da fasulli buffoni, incompetenti e bislacchi, convinti di essere intoccabili e anche, più assurdamente, immortali, a cosa pensi mentre bevi il tuo caffè ogni mattina? Ah, la sanità mentale. Cancellare in meno di un decennio ciò che c'è stato di buono in secolo di per se bastardo, no da più, dall' Homo Ergaster in poi credo, che ludibrio! Meglio appuntarselo sul Moleschino: lezione n.° 1, tanto culo e favella t'aiutano ad non arravanarti le cervella.
Già, sbroccare per riuscire a capire cosa ci fa un' ippopotamo rosa sotto una scrivania a Cambridge non serve poi a gran che. Beh, ultĭo divina. Abbiamo domato il fuoco. Ce lo meritiamo.
Meritiamoci il perdono. Castigando, ovviamente.

martedì 25 novembre 2008

Luca Dixit

La fine del mondo come la conosciamo

“Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”. Giornalisti e commentatori in tutto il mondo discutono di come raccontare, spiegare e far percepire ai lettori e agli spettatori l’attuale crisi mondiale. La recessione, la catastrofe finanziaria, la minaccia di una nuova depressione. “Le persone non si rendono davvero conto che cosa le aspetta, quanto è grave la situazione”, dicono soprattutto i cronisti italiani: quelli americani si aiutano sempre col famoso ’29, anche se un bell’articolo del Boston Globe ha spiegato che la “depressione 2009” sarà una cosa molto diversa, con tutti chiusi in casa sfaccendati a guardare la televisione e mangiare carne in scatola e cibi pronti.
Il fatto è che la sensibilità delle persone rispetto a potenziali catastrofi, in Italia, è stata devastata in questi anni da due tipi di esperienze. Il primo, banalmente, è quello - mai gridare al lupo - costituito dalla quantità quotidiana di allarmi, apocalissi, sciagure, pericoli, annunciati dai nostri media da anni. Vedrete che tra qualche giorno il paese sarà “nella morsa del gelo”, e per quasi tutti noi questo non cambierà una virgola delle nostre giornate, cappotti a parte. Eccetera. Siamo già sopravvissuti a ogni sciagura immaginabile e immaginata.
L’altro problema, ammesso che un problema sia, è che anche i grandi allarmi reali, anche le grandi crisi che rischiavano davvero di travolgerci, alla fine ci hanno risparmiato. Pensate a questi anni. Il Millennium Bug è stata una gigantesca e cieca sopravvalutazione. La tragedia dell’ex Iugoslavia “poteva capitare anche a noi”: e forse era vero, ma non è capitata. Il disastro argentino si sarebbe replicato qui, l’Italia era esattamente nelle stesse condizioni, pareva: ma non è successo. Persino il più devastante evento della storia recente del mondo, quello con il significato politico e storico più travolgente, quello per cui “niente sarà più come prima” – l’11 settembre 2001 – a noialtri nel nostro paesetto non ci ha cambiato la vita neanche un po’. A qualcuno magari sì, ma non necessariamente in peggio.
Siamo diventati così ricchi che nessuna crisi ci travolgerà davvero, dicono alcuni: al massimo diventeremo un po’ meno ricchi. Spiegalo ai poveri. Però è vero che se non riusciamo a figurarci che il nostro mondo crolli, siamo un po’ giustificati. Ci sforziamo, ce lo diciamo, fingiamo consapevolezza, annunciamo sventure. “Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”: l’ha detto venerdì Mike Bongiorno, quello che era diventato celebre a forza di “Allegria!”. Ma oggi è una giornata di sole.

p.s. scrive giustamente Massimo: “Per non parlare di mucca pazza e SARS e influenza aviaria. Si prevedevano milioni di morti anche da noi”

tratto da http://www.wittgenstein.it di oggi 25 novembre 2008

Mi piace il blog di Wittgenstein, ha i tempi giusti, i toni giusti, la scelta lessicale giusta, e volevo rimarcare il concetto.

domenica 23 novembre 2008

Because the Night - Patti Smith



Vi dirò, ieri notte avevo proprio paura che Ghezzi avesse cambiato sigla a Fuoriorario, ma no, meno male.

Breathe

Liebes-Lied

Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.

Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.



Come potrei tenermi dentro l'anima,
senza che tocchi la tua? Come
guidarla verso mete diverse?
Potessi io in qualche oscuro,
Sperduto luogo tenermela celata,
in un luogo silenzioso e straniero
che non torni ad agitarsi, se nell'intimo tuo ti agiti.

Ma tutto ciò che ci tocca, a me e a te,
insieme ci prende, simile a un arco
che da due corde un solo suono cede.
Su quale strumento le nostre corde si tendono?
E quale violinista nella sua mano ci tiene?
O dolce canto.


Rainer Maria Rilke (trad. di Ferdinando Albeggiani)





lunedì 17 novembre 2008

Aerosol


Vorrei parlare, ma riesco soltanto a tossire. Come le pulci. Si, le pulci, le ho viste da vicino, non sono poi così male quei piccoli vampiri saltellanti. Pulci. Finiremo con l'essere come le pulci o qualcosa di meglio. E' quello che spero. In fondo tutto è meglio delle pulci, o no?

Istanti



Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere

comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges



venerdì 7 novembre 2008

Il ghiottone errante e altre storie


Riflettevo sul piacere della convivialità oggi, si perchè di tanto in tanto mi rivien fuori quel poco di sangue meridionale che mi è rimasto e che a volte scordo di avere. In tempi non sospetti ero un'ottimo cuoco, vabbè ero anche un'uomo diverso, ma il non cibarsi per la semplice necessità di doverlo, bensì il volerlo fare, oramai ha un che di antico. Troppi sciocchi in questo Paese che apprezzano le cose sono per la loro forma. La consistenza delle idee è altra cosa, è atavica direi, per quelli come me. Mi è capitato di leggere questo mentre cercavo una ricetta per le lasagne - direte son lasagne, e no, sembra tutto uguale ma non lo è ... - :



"Fra gli scaffali amici di Gerry Delfino ad Albenga (www.scriptalibri.it), stano (e acquisto, nonostante i musi del proprietario che i figlioli più cari li vede partire a malincuore) due prime edizioni di Paolo Monelli, mio autore di (piccolo) culto. Finalmente possiedo Questo mestieraccio (Treves, 1930) e soprattutto Il ghiottone errante (Treves, 1935, a giorni di nuovo in libreria in una bella edizione del Touring Club, con tanto di 94 sensazionali disegni di Novello). Dice: ma Monelli era fascista. Sarà, io di fascisti colti, eleganti e ironici non ne ho mai visti. Comunque, il Ghiottone errante è un viaggio gastronomico attraverso l’Italia in compagnia, appunto, di Novello, astemio, dallo “stomacuzzo ladro” e per giunta sofferente di mal di denti. Una delizia, uno spasso. La capacità di ragionare delle cose della tavola con serietà e senza fanatismi. Da giugno a settembre, da Alba a Marsala, da Sestri Levante a Nonantola, sessanta battaglie a tavola, oltre “alle scaramuccie delle merende e della prima colazione”, e a chi obietta che il tempo giusto per un simile pellegrinaggio sarebbe l’autunno, quando “le giovani ostesse sono ancora brune del sole estivo, ma non sudano più ai fornelli, son crocchianti e asciutte”, Monelli risponde che “anche l’estate l’uomo va a tavola due volte al giorno, e ha sete, e la sete si caccia col vino”. Con questo viatico mi sposto ad Alassio per visitare la nuova tana di Mirella Porro e Angelo Bani, approdati a un’altra Baiadelsole (C.so Marconi 30, tel. 0182 641814) dopo le fortune di quella di Laigueglia. Il posto è intimo, minimalista, un po’ nippo-milanese e Mirella nella nuova cucina si è ambientata subito al meglio, confermando la scelta di una carta sobria ma di notevole personalità (i suoi classici: tartara di polpo al vapore con finocchi, pinoli tostati, sedano, capperi, olive; straccetti di pasta fresca al ragù estivo di mare; besugo con zucchine trombetta, pomodoro candito e maggiorana; tortino caldo di pesche e amaretti). Chi forse soffre di più il jet-lag da trasferimento è Angelo che in sala (e fra i tavolini all’aperto, sul marciapiede) va un po’ di fretta, partecipa poco alle scelte e sui vini se la sbriga con un “pigato o vermentino?” che non rende merito alla sua cantina, ricca, direbbe Monelli, “di certi vinelli arditi e salati che mettono sempre addosso un disperato gusto di bere ancora”. Conto sui 45 euro."

2 settembre 2005

tratto da http://www.grandieassociati.it/


Geniale. Non ricorsivo. Ecco vedete, non è il 5o e 5o che mi turba, è più che altro il fatto che facciamo male i conti, che ragioniano su un presente che non vive, che raduniamo pigramente le nostre idee e le mettiamo sulla bilancia come fossero pezzi di manzo, che infine, si parli di cose che non esistono. Siamo di là dal tempo, un po' tristi e ossesi, un po' vagabondi e un po' contadini.
Mangiamoci un bel piatto di pasta e fagioli e non pensiamo ai deficienti. Che è meglio.

venerdì 31 ottobre 2008

Every breath you take

Mirai



Mirai è una parola giapponese che significa "futuro". Suona bene. Suona meglio di futuro. Sarà che, appunto pensando al futuro, mi viene da pensare al passato: penso a Piero Sraffa e a
John Maynard Keynes, penso ad un periodo in cui, chi poteva e doveva, pensava seriamente e agiva altrettanto seriamente. Oggi, la regola non è il rigore, nella sua accezione scientifica, ma la creatività in settori un cui è inutile e soprattutto nefasta. C'è chi vuole trasformare un mulo in un'unicorno incollandogli sulla fronte un corno di bue. No, non va bene. D'accordo, la mia generazione è alla deriva, non sarà la prima, non sarà l'ultima, ma non va bene che la prossima galleggi nelle nostre stesse sabbie mobili. No, non va bene. Propongo un'alzata di dito (medio) collettiva e poi, come diceva Viola, "Palla lunga e pedalare". Mirai.

mercoledì 29 ottobre 2008

Up patriots to arms

Marcuse













"Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico"

L'Uomo a una dimensione, 1964

mercoledì 22 ottobre 2008

Firestarter



Pensavo ad un piccoletto, calvo e con i tacchi rialzati.

Quello che ci manca




"Ma è certo che la perfezione tecnica del metodo non sarà sufficiente a soddisfare le attese ansiose che circonderanno il nostro lavoro.
E neanche le placheranno l’abbondanza di erudizione, lo splendore della dottrina, il dominio del ragionamento, l’abilità polemica, la ricercatezza del linguaggio di cui la nostra tornata parlamentare sarà ricca e generosa.
La imminente discussione, onorevoli colleghi, deve assolvere oltre che quello costituzionale un altro compito, che non dirò gli sovrasta, ma certo gli sta a paro. Essa deve dare conforto a tutti coloro e sono incommensurabilmente i più, fra il popolo italiano che nell’istituto parlamentare vedono la garanzia maggiore di ogni reggimento democratico; a tutti coloro che, soffrendo in sé nel proprio spirito di ogni offesa ed ingiuria che venga portata contro il principio rappresentativo e gli istituti nei quali esso storicamente oggi s’incarna, voglion però a buon diritto, e si attendono, che questi non vengano meno al proprio dovere: che non è solo quello di elaborare testi legislativi e costituzionali, ma anche di essere in tutti i propri membri esempio al Paese di intransigenza morale, di modestia di costumi, di onestà intellettuale, di civica severità, ed ancora, me lo si permetta, di reciproco rispetto, di responsabile ponderatezza negli atti e nelle espressioni, di autocontrollo spirituale ed anche fisico, di sdegnosa rinuncia ad ogni ricerca di facili popolarità pagate a prezzo del decoro e della dignità dell’Assemblea.
È certo difficile, dopo tanta immensità di umiliazione nazionale, ritrovare d’un tratto quell’incontrollabile equilibrio interiore senza il quale non può darsi alcuna consapevole e conseguente attività politica, e cioè attività in servizio del bene pubblico. Ma ciò che per tanti, più prostrati dalla miseria e meno ferrati nel sapere, può ancora essere una meta da raggiungere, per noi che abbiamo osato accogliere l’offerta di farci guida del popolo per noi ciò deve essere, o
dovrebbe essere, certamente una meta già conquistata. Io amo, dunque, pensare, onorevoli colleghi, che l’alta impresa cui oggi muoveremo i primi passi, impegnandovi ogni nostra forza d’ingegno, ogni nostro moto di passione, ogni nostro fervore di fede, riuscirà a dare prova ai nostri ed ai cittadini di tutti i Paesi del mondo che l’Assemblea Costituente italiana è pari alla sua missione, e degnamente rappresenta il popolo che l’ha eletta, un popolo probo, eroico, incorrotto”.

Umberto Terracini,
Presidente dell'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana,
4 marzo 1947,
chiusura del discorso sul progetto della Costituzione Repubblicana



Gli uomini non parlano più così.

martedì 21 ottobre 2008

Il venditore di tappeti


Quando ero bambino era normale vedere per le strade del paese dei magrebini armati di carrelli a due ruote zeppi di tappeti, lampadari e strane radio a pile di marche sconosciute. Ricordo che li chiamavamo "lillò", per quel modo inconsueto di annunciare la loro presenza da pescivendoli ambulanti. Un giorno di mezza estate, era un tardo pomeriggio, uno di questi venditori passò per la mia strada e mentre noi bambini giocavamo, si mise a mercanteggiare con gli adulti. Non avevo mai visto da vicino un'uomo con la pelle più scura della mia , né tanto meno un' uomo con sottana e strane pantofole ai piedi. Non so perché, ma ad un certo punto, il mio vicino di casa venne fuori con una ciotola in terracotta smaltata colma di uva bianca da tavola, appena uscita dal frigo. Quell' uomo dallo strano accento e dall'italiano approssimativo aveva sete. Ci ritrovammo quasi per caso, adulti e bambini a mangiare uva e ad ascoltare storie di un paese lontano pieno di colori e odori, persone, asini e vivande strane e sconosciute. Ascoltavo ed ero in quel luogo, dove si mangia il cous cous con tre dita e non si beve vino. Sento troppo spesso parlare della cultura come se a tutto si potesse applicare il mercantilismo e le sue non-regole. Gli esseri umani barattano da millenni, greggi per cavalli, frumento per mais, vino per seta, idee per idee. Sento di gente che teme i bambini: di solito gente di questa risma non ha a cuore il mondo, ma solo se stessa e i piccoli privilegi di cui code, ma è brava a mistificare, a tirar su la melma da ruscello per intorbidire l'acqua. A ben vedere però, è sempre un serpente che si morde la coda. Peccato siano in pochi oggi a vederci bene, perché il mondo è ed è sempre stato a colori.

Always On My Mind

Golem


Siamo golem senz'anima fino al giorno in cui, la vita, appostata dietro l'angolo, ci fa lo sgambetto. Si può finire in cocci, è vero, oppure capire che è cosi, che è alzando il capo da terra che si deve ricominciare a contemplare il mondo e la sua bellezza. "La bellezza" diceva Gibran, "é l'eternità che si contempla in uno specchio; e noi siamo l'eternità, e noi siamo lo specchio." Siamo noi la misura, ma non sappiamo far di conto. Poi, all'improvviso, inaspettatamente, tutto torna, ricordi le tabelline e tutto è più buono.
Non c'è moneta, non c'è tesoro. Non c'è equazione, non c'è nessuna teoria. Inciampi è basta. Ed è bello.

venerdì 17 ottobre 2008

Ilarità (hard times)











G.- Nessuno ti ha ancora picchiato oggi, prof? -
A.- Perché avrebbero dovuto?-
G.- Sei sempre "contro", mi sinceravo del tuo stato di salute.-
A.- Con tutte le sigarette che fumi? Proprio tu?-
G.- Touché. Non ti scordare il TIR, però!-
A.- Ah, si quello col tuo nome sopra! Nessuno sprecherebbe una pallottola per te.-
G.- Anche per uno che beve vodka e campari.-
A.- Hard times for these times!-
G.- Citavi Dickens?-
A.- Citavo il portafoglio.-
G.- Aspettiamo la primavera?-
A.- Aspettiamo la dannata primavera.-
G.- Prenditi un cane, un gatto, un parrocchetto!-
A.- Odio canidi, felini e pennuti!-
G.- Ok, ci risentiamo. -
A.- E' già tardi, vero.-
G.- Un'ultima cosa...-
A.- Si? -
G.- E' Venerdì 17!-
A. -Doh!-

We Didn't Start The Fire!

Sunglasses


Undici anni di occhiali da sole. Non festeggio le ricorrenze. Non sono da festeggiare. Vorrei tornare, si vorrei, a rivedere i colori con gli occhi di un ventunenne. E forse, no.
Dipendo da me stesso, oggi. Era un' Ottobre caldo come questo credo, me lo hanno raccontato, io non c'ero. Dio benedica le benzodiazepine e i giocatori di frisby. Fa brutti scherzi la memoria, per questo non festeggio le ricorrenze. Infiltrazioni di vite passate e debolezze croniche. Forse, più semplicemente, troppi colpi in testa.
Un' altro Ottobre. Non so a cosa possa valere ma dormo a pancia in su, almeno ci provo.
Li vedo in giro i ventunenni, cosa potrei dire loro che altri non hanno già detto?
Ah, si, "chiedetevi perché porto gli occhiali da sole".

mercoledì 15 ottobre 2008

Povera Patria

Le cose cambiano. Le cose non cambiano. Saper sorridere, indipendentemente dal tempo in cui si vive, fa la differenza.

Le Pietre


Chiedimi quello che vuoi. Non ci sono problemi. Siamo qui, pianeta blu, stella Sol. Di passaggio come dice il maestro. Ma siamo qui. Anche le pietre sono qui, e cambiano. Durano, ma cambiano. Eppure, le pietre, non vivono.

Good Night and Good Luck

martedì 14 ottobre 2008

lunedì 13 ottobre 2008

Finchè c'è vento

Certe volte credo sia meglio stare su una mongolfiera che su uno stupido vagone ferroviario. In cielo non ci sono stazioni, tunnel, fermate obbligate. Un pensiero per la notte.

Good night e good luck.

domenica 12 ottobre 2008

5'

Ci sono persone che non vivono la vita presente, ma si preparano con grande zelo come se dovessero vivere una qualche altra vita e non quella che vivono: e intanto il tempo si consuma e fugge via.

un sofista

sabato 11 ottobre 2008

The Madman Returns

Insonnia


Non è una malattia. E' uno stato emotivo, trascendente. Fase di passaggio, dalla luce alla tenebre, o viceversa se più vi piace. Anche il fatto di essere disoccupato ha forti implicazioni, ma sarei insonne ugualmente. Tra le 4 e le 6 del mattino il mio cervello funziona meglio, lo so perché è di solito a quell'ora che ho gli incubi, quelle rare volte che dormo. Vediamo, verso Est sarà già mezzogiorno o l'una del pomeriggio di oggi, verso Ovest ieri non è ancora finito, dove dovrei andare? Forse ho della vodka in casa, ma come colazione è un po' da bohemienne. Meglio sorseggiare questo schifoso caffè. Si, è proprio una schifezza.
Il colle fuori dalla finestra, spunta come da una sorta di sala da fumo anni trenta. Credo sia nebbia. Il giornalaio che porta i quotidiani al bar sotto casa è in ritardo: di solito arriva alle cinque spaccate e riparte in un minuto, preciso e puntuale come se gli avessero infilato un orologio svizzero su per il culo. Fra 45 minuti arriverà il camion del vetro. Fra un' ora esatta il 2 inaugurerà la prima corsa del giorno verso la stazione ferroviaria. Ci sarà anche quella ragazza triste che porta in giro il suo grosso pastore tedesco. Mi saluta sempre e qualche volta scambiamo due parole. E' simpatica ma ha gli occhi tristi. Poi arriverà la signora del bar ad urlare ad i suoi di cani e non solo a loro, credo urli a tutti. I vecchietti a fare colazione, gli habitué del sabato, quelli che non sono andati ancora a dormire, e varia umanità. Odore di foglie marce misto all'umido, fuori. Niente luce ancora. Strano, che strana domanda: che colore avrà la luce, oggi ?

venerdì 10 ottobre 2008

Wish You Were Here

Riflessi(oni) allo specchio - Istant Karma




Instant karma's gonna get you
Gonna knock you right on the head
You better get yourself together
Pretty soon youre gonna be dead
What in the world you thinking of
Laughing in the face of love
What on earth you tryin to do
Its up to you, yeah you

Instant karma's gonna get you
Gonna look you right in the face
Better get yourself together darlin
Join the human race
How in the world you gonna see
Laughin at fools like me
Who in the hell dyou think you are
A super star
Well, right you are

Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Well we all shine on
Ev'ryone come on

Instant karma's gonna get you
Gonna knock you off your feet
Better recognize your brothers
Evryone you meet
Why in the world are we here
Surely not to live in pain and fear
Why on earth are you there
When youre evrywhere
Come and get your share

Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Yeah we all shine on
Come on and on and on on on
Yeah yeah, alright, uh huh, ah

Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Yeah we all shine on
On and on and on on and on

Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Yeah we all shine on
Like the moon and the stars and the sun


John Lennon

giovedì 9 ottobre 2008

Il Lampo




E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto.
Il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì e si chiuse, nella notte nera.




Myricae, 1891, Giovanni Pascoli

Light in dark skies



Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta

e ricorda quanta pace ci puo' essere nel silenzio.

martedì 7 ottobre 2008

Se


Se… riesci a non perdere la testa,

quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

Se… riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,

ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

Se… riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,

o, essendo calunniato, a non rispondere con calunnie

o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio

pur non mostrandoti ne troppo buono ne parlando troppo da saggio;

Se…riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

Se…riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;

Se…riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta

a trattare questi due impostori allo stesso modo;

Se… riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai dette,

distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,

o vedere le cose per le quali tu hai dato la vita, distrutte

e umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se…riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,

e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,

e perdere, e ricominciare daccapo

senza dire mai una parola su quello che hai perduto;

Se… riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi

a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,

ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,

tranne la tua volontà che ripete …resisti;

Se…riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,

o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;

Se…tanto amici che nemici non possono ferirti;

Se…tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;

Se…riesci a colmare l’inesorabile minuto,

con un momento fatto di sessanta secondi;

Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta,

sarai un uomo, figlio mio!



Rudyard Kipling

Good Morning And Good Luck

lunedì 6 ottobre 2008

The Wanderer


C'è un che di fragile nell'esistenza che ti rende quasi impossibile trovare la vera ontologia del mondo, sempre che sia necessario trovarla. Ti scaricano su questo pianeta, così, da un giorno all'altro, cordialmente saluti, "Ciao Mondo", ma, comunicazione assente. Farsi un decalogo delle cose da fare e soprattutto quelle da non fare può tornare decisamente utile, ma sai com'è, quando cerchi il moleskino con gli appunti, l'hai sempre scordato nell'altro cappotto. Cosa fare? Odio la predetta domanda imbecille. All'Ufficio Manuali e Istruzioni per l'uso, non hanno tempo da perdere con i vagabondi. Punto e a capo. La parte ironica della vicenda comincia quando camminando per le strade, di notte, quando i viventi sono rintanati nelle loro cucce, sei sorpreso da uno strano rumore: ti fermi e sparisce. I tuoi passi, idiota. Cominci a vaneggiare, ma, almeno, la notte è paziente. Questo posto scorbutico e confuso, ma attraente e sensuale, come la pelle calda e vellutata del corpo di una donna. Appercezione, appercezione. Lo hai già sentito questo termine, ma...niente, cerchi soltanto un calzino spaiato. Ho tutti calzini neri, o vedo in monocromia? No, hai soltanto messo il cervello in formaldeide da così tanto tempo che le estemporaneità ti fanno cascare dalla sedia. 20 A Class Gigarettess, ma pacchetto vuoto.
Lo so, le sigarette mi uccideranno. E' ora che smetta di fumare.

domenica 5 ottobre 2008

Steve McQueen


Di solito mi sveglio la mattina con uno strano senso di acidità alla bocca dello stomaco. Non credo siano le schifezze che mangio, i due pacchetti di sigarette al giorno o la mia tendenza all'alcolismo notturno, almeno non solo quello. Più che altro, credo sia un' effetto di ritorno del passato. Ho sempre immaginato il passato come una palla legata ad un' elastico: più la tiri, lontano e con forza, più probabilità ci sono che ti ritorni sul muso stordendoti per un bel pezzo. L'unica chance è un pensiero energifero, più di una tazza di nero caffè bollente. Ci sono esseri umani che si divertono semplicemente a viverla la vita, senza troppe angoscie, senza un benemerito perché. Altri che sanno che il gioco non vale candela, ma vivono, nel senso estremo del termine. Altri ancora, come Faust, agognano l'apparizione di Mefistofele. Una vita che abbia un senso spesso è chiedere troppo, spesso il senso c'è ma non si vede. Far fare a i tuoi personaggi immaginari qualcosa che tu stesso non hai mai fatto e mai faresti e mai farai è già qualcosa, ma non ti soddisfa un gran che a lungo andare. Non riuscire a comprendere la bellezza del mare, non ricordarsi cosa sia il gusto del pane, guardare negli occhi qualcuno e vederci unicamente la tua immagine riflessa, non è vita. Meglio il vecchio Steve. Brutta fine ma bella vita. Mefistofele dove sei.



sabato 4 ottobre 2008

Nik Kershaw - The Riddle

The servant - Cells - Unofficial Homemade Video

Ha sentito che....


Gara a 200 all'ora sull'autostrada Si cerca la Ferrari col numero 46
In corso controlli con la collaborazione dei francesi. Ieri fermate e sequestrate in Liguria una Lamborghini e un Porsche. Alla guida due ricconi inglesi. E' caccia al loro amico

Giornalisti, il sindacato ha cent'anni Stasera a Roma concerto con Accardo
La Fnsi compie un secolo. All'Auditorium (biglietti ancora in vendita) si esibisce il grande violinista in coppia con la pianista Laura Manzini

Un film hard con una sosia di Sarah Palin
Il re del porno Larry Flint ha messo in lavorazione una pellicola con un'attrice molto simile alla candidata repubblicana. Trovata la ragazza adatta. Titolo top secret

Gb, incitato al suicidio dalla folla
"Urlavano: salta!"La morte del giovane, sabato scorso a Derby, ripresa dai telefonini e pubblicata sul web. La polizia: "Idioti irresponsabili"

La Maturità contestata
Bossi jr bocciato, il ministero indaga Bossi jr bocciato, adesso indaga
il ministero. Dopo il ricorso al Tar la Pubblica istruzione riconvoca gli esaminatori.

Simula rapina e chiama i carabinieri
«Ho ucciso ladro per legittima difesa»
Delitto in Ogliastra, la vittima è l'operaio Raffaele Monni. Arrestato Giampietro Palmas, disoccupato 39enne.

AUSTRIA Uccide i suoceri con il lanciafiamme
L'autore del delitto ha costruito l'attrezzo in modo artigianale utilizzando un contenitore di propano

Sir Paul le canta all'ex moglie: «Ora hai i soldi, non le buone maniere»
Sottile vendetta in musica di McCartney: in un nuovo brano riferimenti non espliciti al divorzio milionario dalla Mills.

Bruciato vivo in casa dell'amico
Delitto a sfondo passionale a Genova
La vittima, un 44enne, sarebbe stata narcotizzata dal presunto partner che poi ha confessato.


- Notizie assolutamente vere tratte da La Repubblica e Il Corriere on-line di oggi 4 ottobre 2008 -

venerdì 3 ottobre 2008

M'ha fatto ride!

Under Pressure - (re)loaded

Under Pressure


"Come va oggi?", "Al solito, una merda". Una volta la gente ti rispondeva "Bene" di default. No, siamo tutti sotto pressione. La cosa che mi stupisce è che anche la Cassa pensione federale svizzera sia sotto pressione. Mah. Le banche sono sotto pressione, la borsa è sotto pressione, i politici sono sotto pressione (vabbè, un garbato tentativo di sembrare umani). Cani, gatti e bambini sono sotto pressione. Non c'è altra spiegazione: è una moda. Non dubito della genuina condizione di alcuni, ma che Madonna sia sotto pressione...Forse "la" Madonna lo è. Anche l'amico pessimista cronico (tutti abbiamo un amico pessimista: di solito è quello con le corna) è sotto pressione: dopo il caffè del mattino il primo pensiero è "io, chi sono?". Anche il bambino sulla confezione delle barrette Kinder sembra sotto pressione. E' chiaro, lampante, il sottopressionismo è un furbo camouflage esistenziale: chi farebbe del male ad un povero micio miagolante sotto un' acquazzone ?. Chi oserebbe schiacciare il povero scarabeo stercorario? Chi non trasporterebbe a titolo gratuito il fustino di detersivo da 15 chili alla vecchina zitella che vuole sbiancare tutto il corredo? (Dio, la fulmini! N.d.R.). Attuare nuove e assurde strategie di sopravvivenza è una specialità umana, anche se condizionata da regole, soprattutto una: quella dell'indiano, cioè, "C'è sempre qualcuno che fa la fine dell'indiano".

mercoledì 1 ottobre 2008

Hey You

Altro giro, altra corsa


Venghino signori. Finita la pausa settembrina, si ricomincia. Le borse vanno giù, le banche hanno visto l'iceberg, la gente perde la sedia da sotto al culo. Un conoscente - chiamiamolo il "complottoso complottista complottante" - mi ha rivelato che il grande vecchio è di nuovo all'opera. Intanto sulla ruota panoramica si cerca il colpevole, The Culprit, alla fine sarà individuato in un monaco birmano.
Ottobre caldo, Ottobre nero, Ottobre rosso. Sempre sulla ruota panoramica stanno appuntendo i paletti e si fregano le mani. Aumenta la disoccupazione, ma aumenta anche l'occupazione, ci rassicurano: certo essere in rosso sul conto di 990 euro non è come esserlo di 1000, eccheccacchio.
E' geniale. C'è poco posto nel ventre caldo della vacca, bisogna fare come per i piccioni di San Marco, animali tutt'altro che stupidi, che senza grano in piazza non ci restano. Allora si, via, a colpi di machete, via chi non produce, via chi cazzeggia...via chi pensa. Possiamo recuperare tutto altrove, al doppio del prezzo, ovviamente. E sulla ruota panoramica si fregano le mani. Da lassù la crescita di un decimale sopra lo zero non si vede: sono così impegnati a riprodursi tra di loro che prima o poi diverranno l'attrazione principale dello show. Ma la giostra gira: facile salirci, il difficile è scendere senza rompersi l'osso del collo o, più poeticamente, farsi impalare.

martedì 30 settembre 2008

Questo strano esistenzialismo


Bevo troppi caffè. Non dormo la notte. Finirò come Josef K. ? No, sono già troppo vecchio. Ma non è un problema, sono nato vecchio, anzi decrepito. Non mi preoccupo, vorrei soltanto sapere con chi sto giocando la partita. Quando ti serve un narratore omniscente non lo trovi mai. Una maledetta voce fuori campo. Come faceva quella canzone di Battiato "le insidie di energie lunari, specialmente al buio, mi fanno vivere nell'apparente inutilità, nella totale confusione", tutto esatto tranne che per le energie lunari: quelle semmai più tardi, quando mi darò ad un salutare mannarismo. Cerca che trovi. E' sempre la stessa storia, come in un film di Monty Python: la risposta è sbagliata. Non mi resta che darmi alla simpaticoterapia: la stimolazione del sistema neurovegetativo dalle narici del naso. Già la simpaticoterapia. Leggo "Molto prima di Cleopatra si raccomandava nell’antico Egitto "di onorare la propria narice se si desiderava conservare la propria salute". Già.

Cibran e gli dei della terra


Kalil Gibran, non vi starò a raccontare chi è stato, non lo faccio mai e comunque non serve. Gli dei della terra, dialogo fra i Titani signori della vita, tre divinità, nell'ultima notte della dodicesima era, ultima notte della loro era. Non vorrei deludere nessuno, ma non sono sempre stato questo simpatico perculista, talvolta mi capita di ricordare com'ero, e penso, si riesco a pensare a qualcun altro, che magari non è un armadillo come il sottoscritto. E' mezzanotte e mezza: 15 anni fa mi accontentavo della radio in sottofondo e di un romanzo di Terry Brooks o di Fondazione Anno Zero di Asimov. Non ero deluso, non ero ammaccato, non ero solo, non adoravo il silenzio. Ma questa sera mi è ricapitato fra le mani Gibran, e non il Profeta o il Folle no, Gli dei della terra: me lo sarò portato appresso per anni, su e giù per l' Italia: puzza di muffa, nicotina e polvere e non lo leggevo da tempo. Ma ho lasciato un segnalibro: forse il me di 10 anni fa era più avveduto del me di oggi. Il segnalibro è lì sulle ultime parole del Terzo dio che chiudono il poema:

Now I will rise and strip me of time and space,

And I will dance in that field untrodden,

And the dancer’s feet will move with my feet;

And I will sing in that higher air,

And a human voice will throb within my voice.


We shall pass into the twilight;

Perchance to wake to the dawn of another world.

But love shall stay,

And his finger-marks shall not be erased.


The blessed forge burns,

The sparks rise, and each spark is a sun.

Better it is for us, and wiser,

To seek a shadowed nook and sleep in our earth divinity,

And let love, human and frail, command the coming day.