
Di solito mi sveglio la mattina con uno strano senso di acidità alla bocca dello stomaco. Non credo siano le schifezze che mangio, i due pacchetti di sigarette al giorno o la mia tendenza all'alcolismo notturno, almeno non solo quello. Più che altro, credo sia un' effetto di ritorno del passato. Ho sempre immaginato il passato come una palla legata ad un' elastico: più la tiri, lontano e con forza, più probabilità ci sono che ti ritorni sul muso stordendoti per un bel pezzo. L'unica chance è un pensiero energifero, più di una tazza di nero caffè bollente. Ci sono esseri umani che si divertono semplicemente a viverla la vita, senza troppe angoscie, senza un benemerito perché. Altri che sanno che il gioco non vale candela, ma vivono, nel senso estremo del termine. Altri ancora, come Faust, agognano l'apparizione di Mefistofele. Una vita che abbia un senso spesso è chiedere troppo, spesso il senso c'è ma non si vede. Far fare a i tuoi personaggi immaginari qualcosa che tu stesso non hai mai fatto e mai faresti e mai farai è già qualcosa, ma non ti soddisfa un gran che a lungo andare. Non riuscire a comprendere la bellezza del mare, non ricordarsi cosa sia il gusto del pane, guardare negli occhi qualcuno e vederci unicamente la tua immagine riflessa, non è vita. Meglio il vecchio Steve. Brutta fine ma bella vita. Mefistofele dove sei.
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