Ho preso troppi caffè. Quando mi risveglio con quel senso permanente di angoscia devo evitare il caffè. C'è stato un periodo della mia vita in cui la paranoia mi assaliva per settimane intere. Quell' ancestrale stato mentale di essere preda, di un' ostilità diffusa, dell'assoluta mancanza di vie di fuga.
Ora cerco di fregare la paranoia attribuendo un significato alle cose, perché è questo la paranoia, più che uno stato di paura e di angoscia, un disturbo del significato, il torpore della mente. Quando hai paura di evocare il dolore parlandone, non ne parli. Male, molto male. Ogni slancio vitale è una tacca in più, una vittoria di modesta entità contro un colossale nemico immortale. Omissioni, negligenza, mancanza di empatia, rischio di sembrare un' essere scialbo, vuoto, mediocre. Ripesco dalla memoria, come sequenze di un film, tutte quelle volte che mi sono infervorato per una discussione politica, per un principio, per una giusta causa, per una dichiarazione di identità. Mi resta l'impotenza verso molte cose del mondo, ma lo so, il mondo lo si rosicchia giorno per giorno, come i tarli. Una raison d'être. Se non ce l'hai la trovi. Se non la trovi, te la inventi. Se non riesci ad inventartela, la rubi a qualcun'altro. Essere "un ghigno o una dolorosa vergogna". No, credo si chiami dovere morale, verso chi mi ha generato, verso chi mi ama, verso chi mi ha dato fiducia, verso chi semplicemente esiste, e perché no, anche verso chi non tollero. Quella morsa fredda alla bocca dello stomaco è soltanto un segnale, come un cartello stradale, wrong way, gira le chiappe insomma. Il silenzio, il mutismo, non aiutano nei rapporti sociali, menomano l'esistenza tanto quanto le frasi giustapposte, gli urli di guerra, e le varie indecenze che possono uscire dalla bocca degli esseri umani.
Ora cerco di fregare la paranoia attribuendo un significato alle cose, perché è questo la paranoia, più che uno stato di paura e di angoscia, un disturbo del significato, il torpore della mente. Quando hai paura di evocare il dolore parlandone, non ne parli. Male, molto male. Ogni slancio vitale è una tacca in più, una vittoria di modesta entità contro un colossale nemico immortale. Omissioni, negligenza, mancanza di empatia, rischio di sembrare un' essere scialbo, vuoto, mediocre. Ripesco dalla memoria, come sequenze di un film, tutte quelle volte che mi sono infervorato per una discussione politica, per un principio, per una giusta causa, per una dichiarazione di identità. Mi resta l'impotenza verso molte cose del mondo, ma lo so, il mondo lo si rosicchia giorno per giorno, come i tarli. Una raison d'être. Se non ce l'hai la trovi. Se non la trovi, te la inventi. Se non riesci ad inventartela, la rubi a qualcun'altro. Essere "un ghigno o una dolorosa vergogna". No, credo si chiami dovere morale, verso chi mi ha generato, verso chi mi ama, verso chi mi ha dato fiducia, verso chi semplicemente esiste, e perché no, anche verso chi non tollero. Quella morsa fredda alla bocca dello stomaco è soltanto un segnale, come un cartello stradale, wrong way, gira le chiappe insomma. Il silenzio, il mutismo, non aiutano nei rapporti sociali, menomano l'esistenza tanto quanto le frasi giustapposte, gli urli di guerra, e le varie indecenze che possono uscire dalla bocca degli esseri umani.
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