Sarà per il livello parossistico di noia, sarà per le dosi industriali di negroamaro che ingurgito, sarà la frutta secca, sarò che sono, più semplicemente, fatto così, ma ogni tanto parto col fare strane considerazioni sull'esistenza e bla bla bla. Ho infilato un dito in una pozzanghera. Una semplice, comune, banale, pozzanghera. Ero lì, in macchina, dopo aver consumato il rito dell'acquisto delle sigarette. Spengo il motore, scendo assai infastidito perchè già so che è il punto massimo della giornata, e "splash", uno stupido ristagno d'acqua. Sono rimasto quei 30 secondi a fissare la mia immagine riflessa, deformata dall' increspatura dell'acqua. Forse quei cerchi concentrici mi hanno ipnotizzato, chi lo sa, il punto è che ho sentito il forte desiderio di infilare un dito sotto quello specchio semitrasparente umido e freddo, di alterare lo stato delle cose. Da bambino lo facevo, saltavo nelle pozzanghere, ci infilavo dentro le mani: erano i miei piccoli laghi, nuovi temporanei luoghi, la scoperta del mondo.
Mi sono messo a ridere. Me e le mie stupide certezze. In mondo è grossa pozza d'acqua stagnante.
Bisogna metterci sempre le mani dentro.
Mi sono messo a ridere. Me e le mie stupide certezze. In mondo è grossa pozza d'acqua stagnante.
Bisogna metterci sempre le mani dentro.
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