giovedì 27 novembre 2008

Di passaggio

La guerra del fuoco


Individuo e società, competizione e cooperazione, assicurarsi la sopravvivenza e assicurare la sopravvivenza. Dicotomie dell'evoluzione sociale. Il dominio e la padronanza del fuoco. Bravo l'homo habilis. Nel XX° secolo progressi mirabili della conoscenza, e nel XXI°? Un' inquietante tendenza all' omologazione, da noi, ad Occidente. Nella speranza che il mare in tempesta si quieti, e che l'Inquilino del Ultimo Piano si ricordi di noi. Un sorriso e un "buongiorno" ti risollevano la giornata. Gli occhi gentili della tua compagna ti danno la forza. Il calore di una presenza ti riconcilia con la tua specie.
Ma, se vivi in un paese governato da fasulli buffoni, incompetenti e bislacchi, convinti di essere intoccabili e anche, più assurdamente, immortali, a cosa pensi mentre bevi il tuo caffè ogni mattina? Ah, la sanità mentale. Cancellare in meno di un decennio ciò che c'è stato di buono in secolo di per se bastardo, no da più, dall' Homo Ergaster in poi credo, che ludibrio! Meglio appuntarselo sul Moleschino: lezione n.° 1, tanto culo e favella t'aiutano ad non arravanarti le cervella.
Già, sbroccare per riuscire a capire cosa ci fa un' ippopotamo rosa sotto una scrivania a Cambridge non serve poi a gran che. Beh, ultĭo divina. Abbiamo domato il fuoco. Ce lo meritiamo.
Meritiamoci il perdono. Castigando, ovviamente.

martedì 25 novembre 2008

Luca Dixit

La fine del mondo come la conosciamo

“Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”. Giornalisti e commentatori in tutto il mondo discutono di come raccontare, spiegare e far percepire ai lettori e agli spettatori l’attuale crisi mondiale. La recessione, la catastrofe finanziaria, la minaccia di una nuova depressione. “Le persone non si rendono davvero conto che cosa le aspetta, quanto è grave la situazione”, dicono soprattutto i cronisti italiani: quelli americani si aiutano sempre col famoso ’29, anche se un bell’articolo del Boston Globe ha spiegato che la “depressione 2009” sarà una cosa molto diversa, con tutti chiusi in casa sfaccendati a guardare la televisione e mangiare carne in scatola e cibi pronti.
Il fatto è che la sensibilità delle persone rispetto a potenziali catastrofi, in Italia, è stata devastata in questi anni da due tipi di esperienze. Il primo, banalmente, è quello - mai gridare al lupo - costituito dalla quantità quotidiana di allarmi, apocalissi, sciagure, pericoli, annunciati dai nostri media da anni. Vedrete che tra qualche giorno il paese sarà “nella morsa del gelo”, e per quasi tutti noi questo non cambierà una virgola delle nostre giornate, cappotti a parte. Eccetera. Siamo già sopravvissuti a ogni sciagura immaginabile e immaginata.
L’altro problema, ammesso che un problema sia, è che anche i grandi allarmi reali, anche le grandi crisi che rischiavano davvero di travolgerci, alla fine ci hanno risparmiato. Pensate a questi anni. Il Millennium Bug è stata una gigantesca e cieca sopravvalutazione. La tragedia dell’ex Iugoslavia “poteva capitare anche a noi”: e forse era vero, ma non è capitata. Il disastro argentino si sarebbe replicato qui, l’Italia era esattamente nelle stesse condizioni, pareva: ma non è successo. Persino il più devastante evento della storia recente del mondo, quello con il significato politico e storico più travolgente, quello per cui “niente sarà più come prima” – l’11 settembre 2001 – a noialtri nel nostro paesetto non ci ha cambiato la vita neanche un po’. A qualcuno magari sì, ma non necessariamente in peggio.
Siamo diventati così ricchi che nessuna crisi ci travolgerà davvero, dicono alcuni: al massimo diventeremo un po’ meno ricchi. Spiegalo ai poveri. Però è vero che se non riusciamo a figurarci che il nostro mondo crolli, siamo un po’ giustificati. Ci sforziamo, ce lo diciamo, fingiamo consapevolezza, annunciamo sventure. “Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”: l’ha detto venerdì Mike Bongiorno, quello che era diventato celebre a forza di “Allegria!”. Ma oggi è una giornata di sole.

p.s. scrive giustamente Massimo: “Per non parlare di mucca pazza e SARS e influenza aviaria. Si prevedevano milioni di morti anche da noi”

tratto da http://www.wittgenstein.it di oggi 25 novembre 2008

Mi piace il blog di Wittgenstein, ha i tempi giusti, i toni giusti, la scelta lessicale giusta, e volevo rimarcare il concetto.

domenica 23 novembre 2008

Because the Night - Patti Smith



Vi dirò, ieri notte avevo proprio paura che Ghezzi avesse cambiato sigla a Fuoriorario, ma no, meno male.

Breathe

Liebes-Lied

Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.

Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.



Come potrei tenermi dentro l'anima,
senza che tocchi la tua? Come
guidarla verso mete diverse?
Potessi io in qualche oscuro,
Sperduto luogo tenermela celata,
in un luogo silenzioso e straniero
che non torni ad agitarsi, se nell'intimo tuo ti agiti.

Ma tutto ciò che ci tocca, a me e a te,
insieme ci prende, simile a un arco
che da due corde un solo suono cede.
Su quale strumento le nostre corde si tendono?
E quale violinista nella sua mano ci tiene?
O dolce canto.


Rainer Maria Rilke (trad. di Ferdinando Albeggiani)





lunedì 17 novembre 2008

Aerosol


Vorrei parlare, ma riesco soltanto a tossire. Come le pulci. Si, le pulci, le ho viste da vicino, non sono poi così male quei piccoli vampiri saltellanti. Pulci. Finiremo con l'essere come le pulci o qualcosa di meglio. E' quello che spero. In fondo tutto è meglio delle pulci, o no?

Istanti



Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere

comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges



venerdì 7 novembre 2008

Il ghiottone errante e altre storie


Riflettevo sul piacere della convivialità oggi, si perchè di tanto in tanto mi rivien fuori quel poco di sangue meridionale che mi è rimasto e che a volte scordo di avere. In tempi non sospetti ero un'ottimo cuoco, vabbè ero anche un'uomo diverso, ma il non cibarsi per la semplice necessità di doverlo, bensì il volerlo fare, oramai ha un che di antico. Troppi sciocchi in questo Paese che apprezzano le cose sono per la loro forma. La consistenza delle idee è altra cosa, è atavica direi, per quelli come me. Mi è capitato di leggere questo mentre cercavo una ricetta per le lasagne - direte son lasagne, e no, sembra tutto uguale ma non lo è ... - :



"Fra gli scaffali amici di Gerry Delfino ad Albenga (www.scriptalibri.it), stano (e acquisto, nonostante i musi del proprietario che i figlioli più cari li vede partire a malincuore) due prime edizioni di Paolo Monelli, mio autore di (piccolo) culto. Finalmente possiedo Questo mestieraccio (Treves, 1930) e soprattutto Il ghiottone errante (Treves, 1935, a giorni di nuovo in libreria in una bella edizione del Touring Club, con tanto di 94 sensazionali disegni di Novello). Dice: ma Monelli era fascista. Sarà, io di fascisti colti, eleganti e ironici non ne ho mai visti. Comunque, il Ghiottone errante è un viaggio gastronomico attraverso l’Italia in compagnia, appunto, di Novello, astemio, dallo “stomacuzzo ladro” e per giunta sofferente di mal di denti. Una delizia, uno spasso. La capacità di ragionare delle cose della tavola con serietà e senza fanatismi. Da giugno a settembre, da Alba a Marsala, da Sestri Levante a Nonantola, sessanta battaglie a tavola, oltre “alle scaramuccie delle merende e della prima colazione”, e a chi obietta che il tempo giusto per un simile pellegrinaggio sarebbe l’autunno, quando “le giovani ostesse sono ancora brune del sole estivo, ma non sudano più ai fornelli, son crocchianti e asciutte”, Monelli risponde che “anche l’estate l’uomo va a tavola due volte al giorno, e ha sete, e la sete si caccia col vino”. Con questo viatico mi sposto ad Alassio per visitare la nuova tana di Mirella Porro e Angelo Bani, approdati a un’altra Baiadelsole (C.so Marconi 30, tel. 0182 641814) dopo le fortune di quella di Laigueglia. Il posto è intimo, minimalista, un po’ nippo-milanese e Mirella nella nuova cucina si è ambientata subito al meglio, confermando la scelta di una carta sobria ma di notevole personalità (i suoi classici: tartara di polpo al vapore con finocchi, pinoli tostati, sedano, capperi, olive; straccetti di pasta fresca al ragù estivo di mare; besugo con zucchine trombetta, pomodoro candito e maggiorana; tortino caldo di pesche e amaretti). Chi forse soffre di più il jet-lag da trasferimento è Angelo che in sala (e fra i tavolini all’aperto, sul marciapiede) va un po’ di fretta, partecipa poco alle scelte e sui vini se la sbriga con un “pigato o vermentino?” che non rende merito alla sua cantina, ricca, direbbe Monelli, “di certi vinelli arditi e salati che mettono sempre addosso un disperato gusto di bere ancora”. Conto sui 45 euro."

2 settembre 2005

tratto da http://www.grandieassociati.it/


Geniale. Non ricorsivo. Ecco vedete, non è il 5o e 5o che mi turba, è più che altro il fatto che facciamo male i conti, che ragioniano su un presente che non vive, che raduniamo pigramente le nostre idee e le mettiamo sulla bilancia come fossero pezzi di manzo, che infine, si parli di cose che non esistono. Siamo di là dal tempo, un po' tristi e ossesi, un po' vagabondi e un po' contadini.
Mangiamoci un bel piatto di pasta e fagioli e non pensiamo ai deficienti. Che è meglio.